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Voto negato agli studenti e lavoratori all’estero: la conferma che l’Italia non è un Paese per giovani

L’Italia non è un Paese per giovani. E’ una frase che abbiamo sentito molte volte, frase che purtroppo trova spesso conferma nella realtà della vita quotidiana del nostro Paese. Tra tante prove di questo assunto, l’ultima è quella relativa all’impossibilità per gli studenti che studiano all’estero di poter votare. Un’altra fetta di persone, in gran parte under 40, riguarda le persone che vivono e lavorano in un altro Stato, pur mantenendo (per fortuna) la residenza in Italia. Si calcola che si tratti di circa un milione di persone nel complesso. Possiblie che per tutti loro non si possa trovare una soluzione come quella del voto per corrispondenza (in molti Paesi si fa)?

Il presidente uscente Mario Monti ha dato mandato ad un paio di ministri di trovare in fretta e furia una soluzione, da spendere come risultato per raccogliere qualche voto visto che anche lui si trova in campagna elettorale. Non poteva pensarci prima?

Senza tanto clamore e con qualche accorgimento organizzativo, alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato premier è stato possibile votare anche per gli italiani e gli studenti che vivono all’estero ma risiedono in Italia, nonchè gli studenti e lavoratori fuori sede dentro il territorio nazionale. Per farlo era sufficiente pre-registrarsi on-line presso il seggio in cui si sarebbe andati a votare, entro una certa data. Se l’abbiamo fatto alle primarie del centrosinistra, perchè non è possibile farlo per le elezioni ordinarie?

E’ un problema che non verrà probabilmente risolto in questa legislatura, che ormai volge al termine; ma dovrà essere uno dei provvedimenti da assumere subito all’inizio della prossima legislatura. Un atto simbolico e di sostanza per dimostrare che le istituzioni e la politica avviano una nuova stagione per i giovani italiani; li considerano di più e se ne occupano. Altrimenti il sondaggio di Mtv secondo tra il 74% associa la politica alla corruzione, il 67% a disgusto, il 57% rabbia e il 73% è propenso all’astensione, sarà destinato ad aumentare.

 

Marco Di Maio

Candidato alla Camera dei deputati

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